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Il tempo dell'attenzione

Misuriamo il tempo, la produttività, i risultati, e forse facciamo fatica a misurare la qualità della nostra attenzione. Siamo fatti di reperibilità continua, continuando ad esigerla dalle persone con cui collaboriamo, e non solo. Rispondiamo, reagiamo, interveniamo ... a ripetizione, quasi senza pause.


E a volte ho come l'impressione che non sia sempre chiaro per cosa valga la pena investire la nostra attenzione.


Così nella puntata di oggi, raccolgo una serie di informazioni su cui riflettere.


1) Le neuro scienze ci raccontano che l’attenzione è un processo limitato, regolato principalmente dalla corteccia pre frontale, la stessa area utilizzata per le funzioni esecutive come ad esempio la pianificazione, le decisioni, il controllo degli impulsi.

Un suo sovraccarico potrebbe avere come conseguenza un calo di performance.


2) Secondo l’American Psychological Association, il passaggio continuo da un compito all’altro può ridurre la produttività fino al 40%.

Ne parlavo nella mia precedente newsletter, riferendomi al costo del multitasking, e sottolineando la dispersione di risorse e l’esigenza di avere circa 23 minuti e 15 secondi per tornare al livello di concentrazione precedente, dopo un’interruzione. Continuare a lavorare quando si subiscono una molteplicità di interruzioni al giorno (6-8 ad esempio), ci porta a frammentare l'attenzione.


Uno studio della Stanford University (Ophir, Nass, Wagner, 2009) ha mostrato che elevati livelli di multitasking comportano un peggior filtro delle informazioni irrilevanti, maggiore vulnerabilità alle distrazioni, e maggiore difficoltà nel controllo cognitivo. Il tutto si riassume in una minore capacità di concentrazione: il cervello si adatta all’ambiente, e se l’ambiente è frammentato, il pensiero diventa tale di conseguenza.


3) Nel libro Deep Work, Cal Newport sostiene che la capacità di concentrarsi senza distrazioni è una delle competenze più rare e preziose dell’economia moderna. Per cui, chi lavora limitando le distrazioni, può apprendere più velocemente, aumentare la qualità del risultato, e prendere decisioni con maggiore lucidità.

Chiaramente, In un contesto competitivo, questo diventa un punto di vantaggio notevole.


C’è ancora un altro tassello da aggiungere:


4) ogni notifica permette un piccolo rilascio di dopamina, legata non necessariamente al contenuto quanto più alla novità. E il nostro cervello ama la novità. Questo crea quindi un circolo fatto da: stimolo --> micro gratificazione --> ricerca del prossimo stimolo.

Nel libro Essentialism, Greg McKeown scrive:


“If you don’t prioritize your life, someone else will”.


Interessante come questo concetto funzioni anche per l’attenzione. Se non definisci tu i tuoi confini, saranno gli altri a farlo per te, e potenzialmente le dinamiche innescate potrebbero non rappresentarti. Parlo di email, di messaggi in chat, di continue call improvvise, di urgenze altrui.


Prendersi cura del proprio tempo vuol dire anche avere a cura la propria attenzione, e progettare barriere sane, quali ad esempio: decidere i momenti in cui essere reperibili e quelli in cui non esserlo, eliminare decisioni inutili.


Esercizio.


Identifica almeno una fascia da 60 minuti all'interno di una giornata, e datti delle regole:

  1. niente notifiche

  2. niente email

  3. niente telefono a vista.


Il tuo unico compito sarà quello di dedicare la tua ora a un'attività che magari richiede alta concentrazione, o particolarmente complessa, o che detesti. E perché no, a un qualcosa che non necessariamente sia lavoro, ma che serva a te.


Per cui non dovrai giustificarti, ma semplicemente comunicare, se necessario, che risponderai più avanti (in un tempo che hai già definito).


Questo servirà a proteggere un pezzo del tuo tempo, e a insegnare a chi collabora con te che non sei disponibile in ogni momento.


Concludo con il brano “The Sound of Silence” di Simon & Garfunkel. “Hello darkness, my old friend…”. Una canzone sul silenzio come luogo di pensiero, di idee, un segnale che invita a definire i propri spazi.

Se potessi scegliere di togliere una sola fonte di distrazione dalla tua giornata, quale sarebbe?


E cosa ne faresti di quello spazio più libero?


Buona settimana,


Leti

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