Il tempo delle interruzioni
- Letizia De Rosa
- 16 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Gloria Mark, dell’Università di Irvine (USA), ha mostrato con la sua ricerca che gli esseri umani tendono a perdere tra i 20 e i 23 minuti ogni volta che vengono interrotti e poi provano a tornare alla stessa attività. E non solo: all'aumentare delle interruzioni, aumentano stress, errori cognitivi, pesantezza.
La fonte primaria è “The Cost of Interrupted Work: More Speed and Stress” (Gloria Mark, 2018, University of California).
Parlare di ritmo può portarci allora a immaginare cicli naturali di energia, fatti di picchi e pause che hanno una base biologica documentata, e di come il ritmo sia influenzato anche da fattori esterni (notifiche, messaggi, telefonate, pensieri...), che interrompono la nostra attenzione e che impattano su fatica e tempo.
Questo vuol dire che le interruzioni non sono solo “paure di non riuscire a concentrarsi”, ma sono costi reali per la nostra attenzione. Di conseguenza, il nostro ritmo viene compromesso quando l’attenzione viene interrotta continuamente.
Nella precedente newsletter ho scritto di ritmi circadiani e di ritmi ultradiani, ma la scienza del comportamento cognitivo ci dice una cosa in più: il nostro cervello non può fare “multitasking” come pensiamo. È stato dimostrato che ciò che consideriamo multitasking sia in realtà switching cognitivo, ovvero spostamenti rapidi di attenzione, che comportano un aumento del consumo di risorse mentali e un calo dell’efficacia.
Per cui,
non è che siamo geni del multitasking. È che stiamo saltando da una cosa all’altra, e i costi cognitivi si accumulano.
Aggiungo altri punti da considerare.
Frequenti interruzioni diminuiscono la memoria di lavoro, portano a un aumento degli errori e del tempo totale necessario per completare compiti complessi
Si assiste a una perdita di concentrazione media di 3-5 minuti ogni volta che veniamo distratti da una notifica.
Molte persone quotidianamente vengono interrotte ogni 5-10 minuti.
Questo significa che:
se non analizzerai e gestirai le interruzioni, anche il miglior ritmo naturale verrà stravolto prima che tu possa comprenderlo.
Esercizio
Fai riferimento a un classico giorno di lavoro. Segna per ogni blocco di 60-90 minuti:
Quante interruzioni hai avuto (notifiche, messaggi, richieste)?
Dopo ogni interruzione, quanto tempo hai impiegato per tornare alla tua piena concentrazione? --> non barare!
Quali interruzioni potresti prevedere o ridurre?
Non si tratta di evitare tutte le distrazioni, non sarebbe cosa reale e fattibile. Si tratta di capire quali interruzioni compromettono la tua giornata, la tua energia e il tuo ritmo, e quali no.
Il ritmo non riguarda solo te ma anche ciò che ti circonda. “Sound of Silence” – Simon & Garfunkel - Questo brano ci ricorda il valore del silenzio: la condizione in cui l’attenzione può ritornare al suo livello più alto.
Buona settimana, con un ritmo che tiene conto anche delle interruzioni!
Leti



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