Se non lo scrivi non esiste
- Letizia De Rosa
- 2 mar
- Tempo di lettura: 3 min
“Tanto me lo ricordo”.
Quanto è bella questa frase. Un invito alla memoria interna, alla capacità di archiviare e tirar fuori quando serve. E in effetti a volte funziona.
Peccato che in altre occasioni, le più disparate direi, rappresenti più una sorta di bugia. Ce la raccontiamo insomma. Perché capita di non ricordare, e questo è incredibilmente normale, e prima o poi capita proprio a tutti. La memoria di lavoro, per intenderci quella che utilizziamo per gestire le informazioni nel breve termine, ha una capacità limitata. Gli studi classici di George A. Miller parlano di circa 7 elementi. Oggi sappiamo che spesso sono anche meno, perché possiamo gestire solo poche informazioni alla volta.
E allora serve ragionare su un tema: ogni cosa non scritta occupa spazio nella nostra mente, consumando energia, attenzione e lucidità. Il cervello non è progettato per ricordare tutto
Quando non scrivi, infatti:
aumenti il carico cognitivo
riduci la qualità delle decisioni
aumenti l’ansia latente
Ecco allora che serve un aiuto, per trasferire informazioni dalla mente a un supporto esterno.
In Getting Things Done, David Allen ad esempio scrive un concetto fondamentale:
“Your mind is for having ideas, not holding them.” La mente serve per generare idee. Non per archiviarle. Tenerla occupata a trattenere promemoria, micro-impegni, idee volanti, significa sottrarre risorse alla parte più strategica del tuo lavoro: pensare bene.
Tenerlo a mente ci porta quindi a ragionare per passi. Il primo tra tutti è catturare tutto, senza preoccuparsi quindi di selezionare, filtrare o giudicare. Serve prima scrivere, per poi decidere.
Anche gli studi sul cognitive offloading ci vengono in aiuto, a supporto di questo metodo, mostrando che:
• scrivere promemoria migliora le performance su compiti complessi
• liberare memoria aumenta la capacità di problem solving
• annotare riduce l’effetto Zeigarnik (la tensione mentale legata ai compiti incompleti).
Pensiamo poi all’applicazione di questo metodo nel lavoro. Se non scrivi ciò che vorresti ricordare:
• la richiesta del cliente potrebbe deformarsi
• potremmo dimenticare l’idea brillante che abbiamo avuto
• potremmo mantenere in sospeso una decisione
• la priorità potrebbe essere confusa con un’urgenza.
In altre parole: scrivere non è solo organizzazione ma regolazione cognitiva. Quando non scrivi, infatti, è come se dicessi implicitamente: “posso gestire tutto nella mia testa.”
Ma la vera solidità professionale (ma anche personale) non significa dimostrare che riesci a tenere tutto a mente, ma costruire sistemi che ti permettano di pensare meglio.
Esercizio.
1) Metti un timer di 15 minuti e scrivi tutto quello che ti passa per la testa.
Ti lascio qualche esempio:
email a cui devi rispondere
idee che hai in testa
conversazioni in sospeso
decisioni da prendere
preoccupazioni
piccoli-promemoria (“ricordati di…”)
Idee nate sotto la doccia, prima di addormentarsi, tra un lavoro e l’altro…
Ricorda di non ordinare, di non giudicare e di non filtrare.
2. Poi scegli solo 3 elementi e per ciascuno scrivi il prossimo passo concreto, passando così da un progetto troppo grande o nebuloso a un’azione chiara.
Mi viene in mente “Unwritten” di Natasha Bedingfield. “Today is where your book begins…” C’è qualcosa di importante in ciò che non è ancora stato scritto. Ma c’è anche qualcosa di fragile. Finché resta nella testa rimane potenziale. È quando lo scrivi che diventa reale.
Quante cose stai tenendo “a mente” in questo momento? E se le scrivessi tutte, quale spazio mentale si libererebbe?
Scrivere non serve a fare di più ma a pensare meglio.
Buona settimana e ricordati di scrivere,
Leti



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