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Se non lo scrivi non esiste

“Tanto me lo ricordo”.


Quanto è bella questa frase. Un invito alla memoria interna, alla capacità di archiviare e tirar fuori quando serve. E in effetti a volte funziona.


Peccato che in altre occasioni, le più disparate direi, rappresenti più una sorta di bugia. Ce la raccontiamo insomma. Perché capita di non ricordare, e questo è incredibilmente normale, e prima o poi capita proprio a tutti. La memoria di lavoro, per intenderci quella che utilizziamo per gestire le informazioni nel breve termine, ha una capacità limitata. Gli studi classici di George A. Miller parlano di circa 7 elementi. Oggi sappiamo che spesso sono anche meno, perché possiamo gestire solo poche informazioni alla volta.


E allora serve ragionare su un tema: ogni cosa non scritta occupa spazio nella nostra mente, consumando energia, attenzione e lucidità. Il cervello non è progettato per ricordare tutto

Quando non scrivi, infatti:

  • aumenti il carico cognitivo

  • riduci la qualità delle decisioni

  • aumenti l’ansia latente


Ecco allora che serve un aiuto, per trasferire informazioni dalla mente a un supporto esterno.


In Getting Things Done, David Allen ad esempio scrive un concetto fondamentale:


“Your mind is for having ideas, not holding them.” La mente serve per generare idee. Non per archiviarle. Tenerla occupata a trattenere promemoria, micro-impegni, idee volanti, significa sottrarre risorse alla parte più strategica del tuo lavoro: pensare bene.
Tenerlo a mente ci porta quindi a ragionare per passi. Il primo tra tutti è catturare tutto, senza preoccuparsi quindi di selezionare, filtrare o giudicare. Serve prima scrivere, per poi decidere.

Anche gli studi sul cognitive offloading ci vengono in aiuto, a supporto di questo metodo, mostrando che:


• scrivere promemoria migliora le performance su compiti complessi

• liberare memoria aumenta la capacità di problem solving

• annotare riduce l’effetto Zeigarnik (la tensione mentale legata ai compiti incompleti).


Pensiamo poi all’applicazione di questo metodo nel lavoro. Se non scrivi ciò che vorresti ricordare:

• la richiesta del cliente potrebbe deformarsi

• potremmo dimenticare l’idea brillante che abbiamo avuto

• potremmo mantenere in sospeso una decisione

• la priorità potrebbe essere confusa con un’urgenza.


In altre parole: scrivere non è solo organizzazione ma regolazione cognitiva. Quando non scrivi, infatti, è come se dicessi implicitamente: “posso gestire tutto nella mia testa.”



Ma la vera solidità professionale (ma anche personale) non significa dimostrare che riesci a tenere tutto a mente, ma costruire sistemi che ti permettano di pensare meglio.


Esercizio.


1) Metti un timer di 15 minuti e scrivi tutto quello che ti passa per la testa.


Ti lascio qualche esempio:


  • email a cui devi rispondere

  • idee che hai in testa

  • conversazioni in sospeso

  • decisioni da prendere

  • preoccupazioni

  • piccoli-promemoria (“ricordati di…”)

  • Idee nate sotto la doccia, prima di addormentarsi, tra un lavoro e l’altro…


Ricorda di non ordinare, di non giudicare e di non filtrare.


2. Poi scegli solo 3 elementi e per ciascuno scrivi il prossimo passo concreto, passando così da un progetto troppo grande o nebuloso a un’azione chiara.


Mi viene in mente “Unwritten” di Natasha Bedingfield. “Today is where your book begins…” C’è qualcosa di importante in ciò che non è ancora stato scritto. Ma c’è anche qualcosa di fragile. Finché resta nella testa rimane potenziale. È quando lo scrivi che diventa reale.

Quante cose stai tenendo “a mente” in questo momento? E se le scrivessi tutte, quale spazio mentale si libererebbe?


Scrivere non serve a fare di più ma a pensare meglio.



Buona settimana e ricordati di scrivere,


Leti


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© 2021 Letizia De Rosa - Consulente | Formatrice | Assistente Virtuale

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