Quante decisioni prendi in un giorno?
- Letizia De Rosa
- 15 mar
- Tempo di lettura: 3 min
“Vediamo.”
Questa è una delle risposte più gettonate quando qualcuno ci chiede qualcosa. Insieme a “vediamo se riesco“, "vediamo quando farlo”, “vediamo se ho tempo" ... e attenzione, ci casco anch'io, non mi nascondo mica dietro un dito!
È una risposta apparentemente neutra che in realtà sta semplicemente comunicando una decisione che non abbiamo ancora preso. E fin qui non c'è nulla di male, può succedere.
Pensa però anche a quante decisioni occorre prendere a lavoro. Cosa fare per prima cosa al mattino (rispondo subito a una mail o rimando a più tardi?), accetto un lavoro, una riunione, una richiesta oppure ci rifletto su ancora un po'? Continuo quello che sto facendo o cambio attività? E poi ci sono le decisioni legate alla famiglia, ai propri spazi e tante altre ancora.
Alcune di queste decisioni sono piccole, magari anche invisibili agli occhi dei più, ma la loro somma porta a un consumo di energia mentale.
Negli ultimi anni diversi studi in psicologia hanno esplorato un fenomeno chiamato decision fatigue, cioè la fatica decisionale. Tra i ricercatori che hanno approfondito questo tema c’è lo psicologo sociale Roy Baumeister, che ci regala un'idea di base piuttosto semplice: la capacità di prendere decisioni lucide non è infinita.
Nel corso della giornata utilizziamo risorse mentali per valutare opzioni, confrontare alternative, scegliere cosa fare. Al crescere delle decisioni da prendere, si riduce ahimè la nostra capacità decisionale. Questo non significa che smettiamo di decidere, ma che la qualità delle decisioni peggiora.
E all'aumentare della fatica decisionale, succede che tendiamo a rimandare le decisioni, scegliere l’opzione più semplice o automatica, o reagire passivamente alle richieste invece di scegliere davvero cosa ci piace o cosa ci va di fare.
È come se perdessimo di vista il nostro ruolo protagonista e vivessimo da comparse.
Torniamo alle decisioni.
Si tende ad associare alle decisioni solo quelle molto importanti, che ci portano ad esempio a cambiare lavoro o prendere una decisione economica (chiaramente potremmo citarne molte altre).
Ma il paradosso è che gran parte della nostra energia mentale viene assorbita da micro-decisioni continue, più che dalle grandi decisioni. Qualche esempio potrebbe essere cosa mangiare oggi, quando iniziare una certa attività, dove andare in vacanza, che regalo di compleanno acquistare, se rispondere si o no a un invito...
Insomma, un continuo investimento di energia cognitiva.
La nostra tendenza a semplificare e risparmiare, unita a volte alla pigrizia, ci portano a ridurre questo carico mentale grazie all'utilizzo di routine e sistemi.
Ne sono un esempio le persone che mangiano spesso le stesse cose durante la settimana, che indossano abiti dello stesso colore, che iniziano la giornata con una routine sempre uguale o simile, che fissano orari precisi per alcune attività.
Tutto questo perché invece di utilizzare strumenti meramente organizzativi, si opta per strumenti cognitivi che servono a proteggere l’energia mentale per le decisioni che contano davvero.
Un professionista che decide continuamente quando rispondere alle mail, cosa fare per prima cosa e cosa rimandare, passa gran parte della giornata a decidere invece che a lavorare.
Decidere ogni giorno cosa mangiare può sembrare banale, ma porta comunque a fare una scelta. Molte persone scoprono che pianificare alcuni pasti riduce il carico mentale quotidiano (oltre a evitare di mangiar male).
Ogni richiesta che riceviamo porta con sé una decisione implicita tra accettare, rifiutare, rimandare, delegare. Quando le richieste aumentano, aumenta anche la quantità di decisioni da prendere.
Esercizio.
Per una settimana, individua tre micro-decisioni che prendi ogni giorno e prova a semplificarle.
Per esempio potresti:
decidere in anticipo cosa mangiare a pranzo
stabilire un orario preciso per controllare le email
definire un momento della giornata dedicato alla pianificazione.
In questo modo potrai iniziare a ridurre le decisioni che non aggiungono vero valore.
Alla fine della settimana chiediti:
su quali decisioni ho avuto più lucidità?
quante scelte inutili ho evitato?
A questo punto, il brano che mi viene in mente è “Should I Stay or Should I Go” dei The Clash. La canzone gira tutta attorno a una domanda: restare o andare. È una scelta apparentemente semplice, ma sappiamo bene quanto a volte sia difficile prendere la direzione giusta al momento giusto.
E se è vero che per scegliere bene è necessaria una buona energia mentale, vale la pena proteggerla.
Quante delle decisioni che prendi ogni giorno sono davvero importanti?
E quante invece sono solo piccole scelte ripetute che consumano attenzione?
Buona settimana, e buone decisioni.
Leti



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