Trova il tuo ritmo
- Letizia De Rosa
- 9 feb
- Tempo di lettura: 2 min
L'essere umano non è lineare.
Diverse ricerche ci dicono una cosa molto semplice: non possiamo essere sempre al massimo della prestazione. E neanche dovremmo pretendere di esserlo, o sentirci in colpa per questo.
All'interno di una giornata, o delle classiche ore di lavoro, non siamo produttivi allo stesso modo.
Il nostro corpo funziona sulla base di cicli naturali, delle nostre energie, della nostra attenzione e delle nostre capacità cognitive. Relativamente ai cicli, possiamo fare riferimento ai nostri ritmi biologici (ad esempio i ritmi circadiani, il nostro orologio interno di 24 ore), o ai ritmi legati alla concentrazione e alla fatica.
I ritmi circadiani (giornalieri) influenzano il sonno, l’umore, la capacità di concentrarsi. I ritmi ultradiani (90-120 minuti) invece alternano momenti di maggiore energia e momenti di recupero, i famosi picchi e cali prevedibili.
Ritmo vs. velocità
Spesso associamo al concetto di ritmo una mera questione di “velocità personale”. Ne sono esempi le frasi del tipo:
"devi andare più veloce"
"devi produrre di più"
"devi stare al passo"
Tuttavia, il ritmo non si misura in velocità di risposte o nella capacità di accumulare ore di lavoro e impegni, ma in cadute e risalite della tua energia, della tua attenzione, della tua capacità di essere presente e dentro le cose senza subirle.
A tal proposito, vorrei evidenziare gli errori più comuni e che ci ritroviamo a fare:
1) associare alla parola ritmo il concetto di costanza. In realtà può corrispondere a picchi e pause, e rimanere efficace proprio per questo motivo;
2) credere che il ritmo sia uguale per tutti, anche se non è proprio così. Ognuno ha un proprio profilo biologico e un proprio modo di sincronizzarsi con i momenti di maggiore energia, per cui l'ideale sarebbe non copiare ma capire cosa funziona per sé.
Esercizio.
Scegli un’attività lavorativa o personale che in questo periodo ritieni importante e rispondi a queste domane:
in quali momenti della giornata ti viene naturale farla? (parlo di ora o fascia oraria, energia che hai, tranquillità, concentrazione);
con quali intervalli di tempo ti dedichi a questa attività senza che diventi pesante? (ogni 60/90 minuti, ogni giorno, ogni settimana...);
rallentando un po', cosa cambierebbe davvero?
Tutte queste riflessioni nascono dal pensiero che non sia necessario trovare il ritmo “giusto”, ma quello sostenibile, che è possibile reggere, che non diventa una gabbia.
“The Rhythm of the Night” - Corona - Questa canzone non è solo un tormentone. È come se, parlando di ritmo, si ricollegasse al ritmo che ho in mente: non una sequenza perfetta ma l'alternanza tra giorno e notte, tra il tempo della luce e quello del buio, in un ciclo continuo. Un tempo per ogni cosa.
Ancora una volta ti invito a riflettere su un tema per me davvero importante: serve ragionare solo su come fare sempre tutto subito, a ogni costo, o trovare il modo o i modi di fare e tornare nelle cose, con una modalità che puoi sostenere anche quando non tutto va come vorresti?
Qual è il ritmo che ti rispecchia di più?
Buona settimana, alla scoperta del tuo ritmo.
Leti



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